12) L'ITALIA E L'INNOVAZIONE
L'ICT non basta per innovare

Il nuovo Governo ha dato vita al Dipartimento per l'Innovazione e le Tecnologie; i concetti espressi sono chiari, gli intenti lodevoli; la situazione del mercato è tale che l'azione di spesa da parte della Pubblica Amministrazione diventa fondamentale per tutto il settore; aspettiamo non solo gli investimenti, ma soprattutto la loro efficacia diffusa.
Il Ministro sostiene che la modernizzazione è la premessa fondamentale per una politica di sviluppo dell'Italia, che interessa non solo il mondo delle imprese ma anche la vita quotidiana di tutti quanti.
Altre tematiche hanno avuto, fino ad oggi, la priorità nelle strategie di politica economica rispetto agli investimenti nell'Information & Communications Technology; il risultato è che l'Italia negli ultimi anni ha sicuramente perso terreno sia in termini di competitività, che d'immagine. Ha perso peso e ruolo anche nell'ambito della stessa Unione Europea.
Diventa irrinunciabile mettere a punto una strategia per l'innovazione dell'intero Sistema Paese, che faccia entrare a pieno titolo l'Italia nell'era digitale, rinforzando l'organizzazione ed alleggerendo le procedure.
Il cittadino deve essere visto come cliente e non come suddito, l'impresa come partner e non come antagonista, l'economia come campo da coltivare e non come landa da sfruttare.
Il primo obiettivo della modernizzazione italiana è quello di rendere la Pubblica Amministrazione uno strumento al servizio dei cittadini, utilizzando con determinazione le opportunità dell'innovazione tecnologica.
La burocrazia statale, in troppi casi, eroga servizi lenti e poco efficienti.
Non basta cambiare le norme o l'organizzazione del lavoro.
L'ICT non basta per innovare.
Occorre intervenire sulla formazione del personale, utilizzando le tecnologie come strumento di cambiamento. Ci sono certamente margini per razionalizzare le spese ed aumentare l'efficienza; basterebbe dirottare le risorse economiche recuperate verso la promozione e l'incentivazione per accelerare l'innovazione e il cambiamento.
Il secondo obiettivo della modernizzazione italiana è quello di rendere la scuola veramente utile; non basta l'alfabetizzazione informatica, per stare dietro alla velocità, in continuo aumento, dello sviluppo tecnologico e scientifico. Dobbiamo invece utilizzare gli strumenti messi a disposizione dall'innovazione, anche nei processi di apprendimento, affiancandoli ai metodi didattici tradizionali.
Imprese e Stato devono impegnarsi insieme in programmi di Formazione permanente che rispondano alle domande e ai ritmi imposti dall'innovazione. Già oggi siamo di fronte ad una scarsità di competenze. C'è una forte richiesta di personale che non riesce ad essere soddisfatta proprio per mancanza di adeguati profili professionali.
Il terzo obiettivo della modernizzazione italiana è quello di rendere le PMI competitive nel mercato globale. Una più attenta e meditata lettura della rivoluzione in atto ha stabilito che Internet ha, prima di tutto, un ruolo di propulsore dell'innovazione e di perno della riorganizzazione aziendale. L'adeguamento dell'Azienda alla nuova realtà ha quindi un principio di fondo: riorganizzare l'interno per aprirsi all'esterno, incentrando l'architettura su Internet. Occorrono non solo sostegni ma indirizzi precisi, applicazioni misurate per il mondo specifico delle PMI.
Una delle condizioni fondamentali per la riuscita dell'impegno di modernizzazione è la collaborazione tra pubblico e privato.
Il grande obiettivo di tutti oggi è diventato l'accesso alla "grande torta" di
- e-government, rapporto di servizio tra cittadini e Pubblica Amministrazione
- e-procurement, rapporto di fornitura tra Aziende e la Pubblica Amministrazione
- e-learning, formazione ed aggiornamento, qualificazione e riqualificazione in cui l'ICT gioca il doppio ruolo di strumento facilitatore ed obiettivo da raggiungere.
Sono tre strumenti di modernizzazione del Paese e tre canali di commesse/lavoro.
Abbiamo sentito parlare più volte in sede politica, anche ad autorevole livello, della necessità di "superare la classica lotteria nazionale dei bandi… per affermare un metodo di programmazione negoziata …che valorizzi le esperienze più avanzate… che privilegi la formula (rassicurante) del main contractor/capocommessa".
Forse nel mercato ICT si vuole procedere con lo stesso metodo del mercato delle Costruzioni, dove ormai sopravvivono soprattutto le GI?
Modernizzare la Pubblica Amministrazione non significa riempirla di PC ed avvolgerla di Portali; significa prima di tutto migliorare le infrastrutture, alfabetizzare gli operatori ed i cittadini, significa anche sostenere fonti di risparmio come la diffusione "dell'open source" nei sistemi operativi, quelli liberi, gratuiti e condivisi, aperti alla collaborazione dei programmatori di ogni livello; questo non solo per migliorare la cultura della ricerca ma anche, e soprattutto, per evitare che una sola Impresa non europea ricavi ogni anno per la vendita di software alle Pubbliche Amministrazioni europee circa 500 milioni di euro senza contribuire alla crescita di alcuna cultura, libera e nativa, nella programmazione dei software.
Il WEB MANAGEMENT si propone di svolgere la sua parte per apportare nel settore privato, come in quello pubblico, le sue competenze che mirano ad armonizzare le nuove tecnologie con le competenze acquisite, a coniugare cioè la "New Economy" con la "Old Economy".
In questa "nuova economia" (che una volta per tutte definiamo come lo sviluppo economico attraverso l'utilizzo di tecnologie digitali connesse in rete) i beni hanno valore se sono utili e qualificati; nella "vecchia economia" i beni che avevano valore erano quelli utili e scarsi; c'è una grande differenza. L'evoluzione del bene verso una preponderante componente immateriale sta privilegiando l'uso sulla proprietà, generando una inarrestabile corsa verso aggiornamenti e personalizzazione; si determina un nuovo equilibrio tra qualità (evoluzione del bene, diversificato-specializzato-personalizzato) e quantità (diffusione del bene ad un numero crescente di fruitori).
Siamo entrati dell'era della conoscenza, dove le informazioni sono troppe e vanno prima selezionate e poi organizzate.
Siamo nell'era del capitalismo immateriale dove il valore del bene è minore rispetto a quello del servizio a cui deve essere associato.
Siamo nell'era del Consumatore sovrano dove non scarseggia più il bene ma il tempo per goderlo.
Siamo nell'era del mercato globale dove la competizione è molto serrata ed il cambiamento è sempre più veloce.
Le Net Economy ha attivato presso le PMI l'attenzione e determinato l'esigenza di dotarsi di sistemi informativi estesi e collaborativi.
I Fornitori ERP - Enterprice Resource Planning (normalmente Grandi Imprese Informatiche) - hanno tre problemi da risolvere: scendere alle PMI; adattarsi alla nuova importanza del front end/office; coprire le esigenze determinate dalla evoluzione in atto.
Le Imprese Informatiche, soprattutto piccole, hanno tre ostacoli da superare: mantenere contatti diretti con il mercato; difendere il proprio spazio; conquistare una identità credibile con cui presidiare spazio e mercato, resistendo ad un trend che pronuncia il consolidamento delle posizioni e la concentrazione del mondo applicativo.
Le Imprese Informatiche, soprattutto piccole, hanno sostanzialmente tre strade da percorrere: farsi acquistare o collaborare totalmente con una Grande Impresa Informatica; resistere, ritirandosi in una nicchia di mercato sempre più angusta e rigida; resistere e collaborare con altre Imprese Informatiche, soprattutto piccole, organizzando un'offerta flessibile e modulare, integrata e robusta, al pari delle Grandi Imprese Informatiche.
Appare anche evidente che il modello distributivo tradizionale è logorato e che un nuovo paradigma contraddistingue l'orizzonte commerciale delle Imprese Informatiche, soprattutto piccole: la pianificazione collaborativa, estesa a professionalità diverse, come unica strategia efficace per competere e progredire (CBS - Collaborative Business Comunity).
Questa è la via semplice e leggera che possono adottare le PMI che non conoscono l'EDI (Electronic Data Interchange) ma hanno conosciuto direttamente Internet, creando cioè Comunità aperte e flessibili al posto di Comunità chiuse e strutturate. Insieme per identificare aree di produzione comune, compenetrando le specialità di ciascuno; insieme per affrontare opportunità commerciali e vendere laddove da soli sarebbe impossibile; insieme per garantirsi reciprocamente, ottimizzare l'efficacia ed esaltare la credibilità.
Pianificazione collaborativa significa lavorare insieme per organizzare la produzione di software come servizio completo (insieme all'hardware ed al networking) impegnando anche i consulenti per l'organizzazione aziendale al fine di adottare chiare strategie di marketing; significa anche dotarsi di un adeguato sostegno finanziario da "girare" al destinatario finale delle forniture, soprattutto se PMI.
Per non diventare anelli deboli della catena dello sviluppo le Imprese Informatiche, soprattutto piccole, devono guidare il cambiamento, ponendosi come perno dell'offerta "facilitata" alle PMI interessate ad innovarsi secondo i parametri della Net Economy.
C'è bisogno di creare una piattaforma comune, aperta, per affrontare e risolvere problematiche di ogni ordine e grado, per migliorare anche l'aggiornamento dei servizi con lavori di ricerca e sviluppo continui e concreti.