11) INTERNET E L'ICT Un'altra "Nuova Economia" che ha un riferimento di successo nei Distretti Industriali
Di "Nuove Economie" ne abbiamo avute una dozzina nella nostra storia; questa non sarà certo l'ultima. I successi nelle "Nuove Economie" precedenti hanno comunque dei punti in comune: curiosità, coraggio, attenzione e mezzi adeguati agli obiettivi.
Chi opera con questi ingredienti, difficilmente si trova spiazzato.
Le novità e le innovazioni tecniche si accavallano con le loro applicazioni. La pubblicità ed i media non contribuiscono certamente alla chiarezza, diffondendo valutazioni e previsioni che sono tutto ed il contrario di tutto. Ognuno tira acqua al suo mulino, l'imprenditore non sa come barcamenarsi e rinvia ogni decisione per non sbagliare. Sono pochi quelli che sanno sbagliare dando valore all'esperienza acquisita. Eppure l'esperienza in un mercato mutevole e sfuggente è il primo valore da accumulare.
Speriamo che la nostra esperienza possa aiutare a capire come muoversi e come partecipare alle competizioni che attendono, serrate e veloci, tutte le Aziende, soprattutto le piccole. Speriamo che le analisi raccolte possano contribuire a fare chiarezza presso le Aziende, a dare sicurezza ai nuovi investimenti e risultati allo sforzo compiuto. Meglio di quanto fino ad oggi accaduto con scarsi risultati; gli imprenditori, ci riferiamo a quelli piccoli, hanno la gravosa responsabilità di affrontare, con serietà e consapevolezza, l'evoluzione della loro Azienda nello scenario economico e tecnologico che sta lentamente ed inesorabilmente cambiando il modo di lavorare e produrre.
Per l'Italia la via è gia aperta. Come indicato nel precedente IBI dobbiamo guardare ai Distretti Industriali per stimolare lo cooperazione competitiva.
… Per il B2B il modello sarà influenzato dai Distretti Industriali italiani; è qui che bisogna guardare per capire lo scenario commerciale possibile. Questo è stato fatto, ma in fretta e meccanicamente: il Distretto Industriale italiano è forse il fenomeno di maggior successo al mondo per le PMI.
L'iniziativa privata ha dato la sua migliore espressione senza forzature e dirigismi, senza sostegni ed agevolazioni. Si è creato uno sviluppo naturale, con forze che si sono combinate spontaneamente dal basso, cooperando istintivamente senza perdere la competizione: valori culturali, tradizioni artigianali, capacità creative, flessibilità organizzative, essenzialità operative, imprenditorialità radicata con orgoglio localistico, senso del cliente.
Questa miscela di forze ha dato carburante ad una macchina produttiva che ha generato la vera e la sana ricchezza del nostro Paese, dove, invece, le Grandi Imprese hanno consumato più di quanto hanno prodotto.
Lo Stato ha sempre protetto le GI, alveo del potere sindacale, tanto quelle pubbliche (Partecipazioni Statali) quanto quelle private (Capitalismo Dinastico).
Lo Stato ha ignorato il Distretto Industriale e questo, forse, è stata la sua fortuna.
Il Distretto Industriale è un meccanismo che oggi è oggetto di studio in tutto il mondo; dove è stato replicato ha avuto successo solo nel rispetto della sua essenza profonda: nessuna forzatura esterna, nessuna compressione dei tempi, nessun elemento anomalo rispetto alla formula base; il Distretto Industriale non ha bisogno di incentivi diretti, ma di una politica economica non ostativa e che provveda alle infrastrutture, alla Formazione ed alla Ricerca.
Nell'era dell'informatizzazione e della Rete, nell'era della New Economy (dove lo sviluppo avviene attraverso l'utilizzo di tecnologie digitali connesse in rete), si devono cercare ispirazioni nei Distretti Industriali per affermare il B2B. Le logiche della New Economy sembrano quelle dei Distretti Industriali. Per ora è rimasta un'apparenza; la New Economy che ha funzionato (purtroppo per pochi) è stata solo quella promossa dagli speculatori finanziari al Nuovo Mercato; i fatti hanno dimostrato che l'economia (diciamo quindi l'Economy, New o Old che sia) non cambia con le innovazioni e le scoperte (deve comunque rimanere "reale"). I fondamentali sono sempre gli stessi.
Gli improvvisati sono stati smascherati così come gli speculatori sono stati in gran parte puniti.
In questa prima fase le PMI dei Distretti Industriali italiani sono scettiche verso le nuove tecnologie; ancora non credono alla New Economy, giustamente; hanno capito, pragmatiche dei risultati come sono, che le tecnologie ancora non sono in grado di interpretare (e sostituire) i meccanismi umani dei processi che hanno determinato fin qui il loro successo. Sostituire il valore di un territorio è quasi impossibile, com'è impossibile cancellare il rapporto personale con quello elettronico; il ciberspazio non ha carattere né storia. Quindi è chiaro che la procedura deve essere "dall'Old Economy dei Distretti alla New Economy dei Marketplace, con l'innesto di nuove tecnologie su nuovi scenari di mercato, senza calpestare le conquiste acquisite". Non il contrario, non imposta dall'alto, non forzata nei tempi e non ibridata da componenti estranee.
Nulla si può improvvisare e la velocità (paradigma della New Economy) qui funziona a modo suo.
Ci vuole prudenza, piccoli passi, maturazione ponderata.
Fondamentale è quindi migrare gradualmente e coscientemente ai parametri della New Economy.
Ricordiamo che la tecnologia è la forza della GI come la creatività e la flessibilità sono la forza della PMI. La tecnologia potrebbe snaturare le caratteristiche vincenti dei Distretti Industriali. Perché questo non accada bisogna rispettarne la storia, la logica ed i valori.
I Distretti Industriali sono organismi cresciuti nel tempo intorno ad un'Azienda che ha dato il via, in uno specifico territorio, con peculiari realtà, in un modo ben determinato, con tempi lenti a crescita costante. I ruoli di filiera sono stati assegnati durante la crescita; come dire, secondo la teoria evolutiva darwiniana, che la funzione ha creato l'impresa, man mano che nasceva l'esigenza. Pretendere di ricreare un Distretto Industriale in un Marketplace è come pretendere di creare un organismo vivente in provetta."
USA, I FATTI HANNO RILANCIATO INTERNET E L'E-BUSINESS
La devastante follia che ha colpito gli USA ha messo a nudo la debolezza dei sistemi tecnologici che supportano l'organizzazione economica del Paese. Aziende annientate o mutilate senza lasciare traccia dei lavori in corso, della storia consolidata, dei progetti avviati.
La tecnologia che ha dimostrato la sua attualità, o meglio la sua futuribilità, è stata quella di Internet.
Internet è ormai il mezzo di comunicazione professionale più diffuso: negli uffici il rapporto tra Tv/Radio e Computer è smisuratamente a favore di quest'ultimo.
Pochi minuti dopo l'inimmaginabile evento la gente ha cercato su Internet, ancor prima di accendere Tv o Radio, la conferma delle notizie arrivate per telefono (struttura primordiale di Internet). Via Internet, ancor prima che per Tv o Radio, sono arrivate le risposte, le immagini, i commenti; chiunque ha avuto la possibilità di fornire informazioni ed immagini sulla vicenda; ovviamente il filtro e la conferma lasciavano a desiderare, ma nessuno era comunque in grado, al momento, di essere attendibile; la gente voleva vedere e sapere direttamente dai testimoni che cosa stava succedendo; la chat, l'IRC, l'e-mail e l'instant messanger sono stati la fonte informativa primaria in quei tragici momenti.
Le linee telefoniche fisse e mobili non hanno retto all'inusitata mole di chiamate. Internet invece ha resistito meglio ed è stato più affidabile e veloce nel garantire una parte sufficiente delle comunicazioni, per cercare aiuto, per chiedere o per dare notizie, soprattutto alle famiglie.
Anche Internet ha avuto dei blocchi ma, certamente, è stato più capace di sopportare il carico straordinario, perché più flessibile e quindi in grado di rallentare invece di collassarsi.
Internet sta anche dimostrando la sua efficacia nella ricerca dei dispersi e nell'interscambio di informazioni per organizzare gli elementi raccolti.
Due aspetti sono però davvero significativi: la tecnologia Internet sta sostenendo i servizi di "intelligence" per individuare le tracce lasciate nella preparazione degli attentati. L'Fbi ha chiesto la collaborazione dei principali Internet Provider, analizzando i dati memorizzati sui loro Server, per evidenziare ogni elemento utile che possa far luce sulla preparazione dell'attentato: i terroristi hanno sicuramente adottato le tecnologie Internet per organizzare i contatti tra loro, come hanno dimostrato i computer rinvenuti nelle case degli indiziati.
Un secondo aspetto riguarda il complesso delle innovazioni, oscurate dalla crisi della "New Economy", che, invece, hanno dimostrato la loro importanza pratica e strategica: "New Economy" significa destrutturare organizzando il decentramento aziendale con "leggerezza digitale"; significa, quindi, che gli archivi e le intelligenze operative possono non essere concentrate in mega uffici e che centomila persone non hanno più bisogno di lavorare nello stesso luogo.
La tecnologia Internet spinge all'organizzazione capillare, tante unità più piccole collegate tra di loro. Questa la chiave dell'economia futura, soprattutto alla luce delle conseguenze che patiranno nei prossimi tempi le Aziende colpite, i loro clienti, i loro fornitori: conseguenze che saranno meno gravi per chi ha adottato la tecnologia Internet nella impostazione dei sistemi informativi.
Come cambia dall'11 settembre 2001 la vita economica e sociale? Questa è la domanda che tutti ci poniamo.
La filosofia di Internet sembra dare le sue prime risposte: meno mobilità fisica, meno concentrazione, meno consumi materiali; più "leggerezza digitale" nell'organizzazione di prodotti e servizi, più valore alla comunicazione interattiva a distanza, ottimizzazione degli spostamenti a favore della velocità e dell'efficacia, sviluppo dei sistemi di sicurezza diffusi.
Il prezzo da pagare, in nome della lotta al terrorismo, sembra essere la limitazione della libertà personale e della riservatezza delle comunicazioni. La tecnologia Internet offre anche in questo caso una via d'uscita: l'analisi selettiva dei controlli può essere articolata con funzioni computerizzate; questo significa che il computer può diventare anche difensore della riservatezza e della sicurezza, tanto individuale quanto collettiva.
La "Old Economy" ha sacrificato la portata della "New Economy" per consumare una spudorata speculazione finanziaria. Se la "Old Economy" (soprattutto la Pubblica Amministrazione) non avesse boicottato la "New Economy" e ne avesse assorbito meglio i principi innovativi, integrandoli senza resistenze, oggi il mondo avrebbe soluzioni più immediate per le incertezze dilaganti.
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