7) "SKILL SHORTAGE" E "SKILL SHADE"
Mancano le risorse umane, ma molte sono nascoste e latenti

Si parla continuamente di "skill shortage" per indicare la carenza di figure professionali qualificate da impiegare nelle Aziende che vogliono evolvere nella New Economy.
Crediamo che si debba parlare, come anticipato "due IBI fa", anche di "skill shade", cioè di quella barriera che ostacola i talenti a trovare la loro strada e venire alla luce: perché non hanno collocazioni chiare da cui venire attratti, perché non riescono a mettersi in proprio, perché non hanno momenti di visibilità per poter essere estratti, perché hanno ostacoli per fare pratica.
Abbiamo confermato l'indagine condotta nello scorso IBI tra 250 PMI con meno di 100 dipendenti che hanno un sito Internet di qualità superiore, cioè che tendono efficacemente all'e-business; alla domanda.

COME INTENDONO SOPPERIRE ALLA MANCANZA DI RISORSE UMANE SPECIALIZZATE?

l'anno scorso erano state raccolte le seguenti risposte:
- 2% con l'utilizzo di lavoro temporaneo (interinale)
- 9% con la formazione o la riqualificazione di risorse interne
- 1% con l'assunzione di personale preparato (normalmente attingendo dalle PMI, fucina di talenti)
- 8% con la gestione in outsourcing
- 80% non ha saputo o voluto rispondere
Dopo un anno, con il mercato cambiato sensibilmente e le prospettive più pessimistiche, abbiamo raccolto le seguenti risposte:
- 18% con l'utilizzo di lavoro temporaneo (interinale)
- 22% con la formazione o la riqualificazione di risorse interne
- 28% con la formazione o la riqualificazione di risorse esterne
- 1% con l'assunzione di personale preparato (normalmente attingendo dalle PMI, fucina di talenti)
- 11% con la gestione in outsourcing
- 38% non ho mancanza di risorse umane specializzate
- 10% non ha saputo o voluto rispondere

Queste risposte danno una prova attendibile di come sia cambiata la situazione; un quadro stravolto, dove emerge una consapevolezza acutissima della realtà emersa dalla nuova situazione congiunturale.
Gli indifferenti scendono dall'80% al 10%, segno che l'attenzione è molto più alta; la formazione acquista grande significato, soprattutto come sostegno transitorio all'occupazione; in attesa del ritorno del bel tempo, si preferisce prepararsi al meglio piuttosto che lasciarsi travolgere dal peggio; certamente sarà difficile creare nuova occupazione nell'ICT con lo stesso ritmo degli anni passati, almeno per i prossimi due anni.

QUALI SONO I FATTORI CHE RENDONO FORTE LO "SKILL SHADE" ED OSTACOLANO LA DIFFUSIONE DELL'ICT TRA LE PMI?

Almeno otto:
A parte i noti motivi politici ed economici, strutturali ed infrastrutturali è possibile dare un contributo alla visione del problema, in ottica di marketing, dando indicazioni per ognuno degli aspetti emersi.
1) La formazione delle risorse umane non è conforme alle reali esigenze del mercato del lavoro: occorre
stimolare gli "stage on the job", la preparazione diretta in Azienda, più pratica e meno teorica. Orientare sovvenzioni in questa direzione.
2) Le PMI formano risorse che vengono "rubate" dalle GI: occorre
proteggere e riconoscere il valore conferito a quelle risorse che abbandonano con il loro bagaglio acquisito la PMI che le ha preparate, per capitalizzare gli sforzi nella formazione interna.
3) Sistemi informativi e logistica pensati in grande, troppo costosi per le PMI: occorre
implementare soluzioni non calate dall'alto ma direttamente pensate per le PMI, semplici, intuitive, immediatamente fruibili; sostenere l'"open source" per ridurre i costi e stimolare la cooperazione tecnologica di base tra ricercatori, anche non esperti.
4) Accesso giusto, non protetto, ma equilibrato, delle PMI agli appalti per le forniture di beni e servizi alla Pubblica Amministrazione nell'ICT: occorre
riservare una parte di ordinativi e commesse alle PMI per evitare che le GI possano prendersi tutto con la loro capacità tecnica e commerciale.
5) Chiarezza e rigore nei subappalti: occorre
regolamentare e rendere trasparenti i subappalti, con rapporti di storno su valori equilibrati, a salvaguardia della remuneratività del contratto di chi riceve il subappalto, a tutela della pari condizione nell'esecuzione del lavoro.
6) Formazione degli imprenditori verso la cultura dell'innovazione: occorre
agevolarla con interventi economici atti a rimuovere la desistenza delle vecchie classi dirigenti; per poter scegliere la strada giusta tra le novità che non sono innovazione.
7) L'innovazione tecnologica non si ottiene solo con l'innesto di nuove tecnologie: occorre
rivalutare il valore della preparazione umanistica e del marketing per consentire alle risorse di rendere i nuovi prodotti tecnologici fruibili ed accessibili (rendere commestibile la tecnologia), rivolgendo attenzione alla facilità d'uso ed alla conoscenza del cliente; il nuovo capitalismo immateriale prescinde dalle tecnologie invasive, pur non potendone fare a meno.
8) Finanziamenti alla ricerca e sviluppo veloci e possibili: occorre
semplificare la concessione di finanziamenti per ricerca e sviluppo secondo la logica delle PMI, impegnandosi ad organizzare a sistema le diverse soluzioni raggiunte, per divulgarle e sfruttarle al meglio, rendendo veloce l'erogazione dei fondi, per non gravare sulle disponibilità finanziarie delle PMI.
In altre pagine di questo IBI abbiamo rappresentato le valutazioni di 200 Provider che hanno indicato i dodici principali fattori che domani, quando verranno messi a regime, concorreranno efficacemente alla crescita (sei fattori) dell'ICT per le PMI, o che oggi rendono difficile il settore e quindi costituiscono la debolezza (sei fattori) dell'ICT per le PMI.
Salta all'evidenza un motivo ricorrente, un luogo comune: la maggiore sensibilità alla situazione critica del mercato, la percezione che la Pubblica Amministrazione sarà la fonte principale di lavoro nei prossimi due anni, in attesa della ripresa della domanda aziendale privata.
Lo "skill shortage" esiste, ma non deve essere inquadrato come carenza solo di risorse qualificate in alta tecnologia; analogamente possiamo dire che di tecnologie ce ne sono anche troppe, forse non si fa neanche in tempo a conoscerle che già cambiano, muoiono, rinascono e si trasformano. Questo è il problema delle PMI che hanno disperso investimenti in tanti rivoli tecnologici a bassa redditività, con tante promesse ed aspettative.
IN FIN DEI CONTI L'ICT FUNZIONA SE C'E':
- CREATIVITA'
- CULTURA
- FLESSIBILITA' E VELOCITA' DI ADATTAMENTO
- CUSTOMER RELATIONSHIP MANAGEMENT
- COMPETENZA E TALENTI
- TECNOLOGIE APPROPRIATE
Parte dello "skill shortage" si riduce rimuovendo lo "skill shade", che poi è il problema italiano per eccellenza, come indicato nei programmi per il 2002 enunciati dal nuovo Governo.
L'Italia, come pochi altri Paesi (la Sicilia ed il Lazio come poche altre Regioni), ha una attitudine naturale ad ottimizzare le proprie caratteristiche strutturali verso gli schemi di questa New Economy.
Per questo motivo quest'anno, oltre al quadro nazionale, abbiamo approfondito l'analisi su due Regioni, Lazio e Sicilia appunto, con un focus speciale.
Uno dei motivi di fondo è anche la complementarietà degli obiettivi e delle potenzialità d'integrazione reciproca: la Sicilia può offrire talenti da esportare e capitali da erogare per iniziative nel proprio territorio, in cambio di opportunità commerciali; il Lazio può offrire opportunità commerciali (le GI e la Pubblica Amministrazione) insieme ad una visibilità superiore, in cambio di talenti e capitali.


ANALISI DI CURRICULA PER LAVORARE NELL'ICT, VOGLIA DI IMPRENDITORIALITÀ LATENTE



L'analisi dei curricula che i giovani inviano alle Aziende ICT per essere assunti, indica una chiara vocazione imprenditoriale soprattutto dei giovani di Sicilia e Lazio, perché sono disposti a trasferirsi, accettano lavori non necessariamente subordinati, suppliscono alle carenze infrastrutturali con un forte impegno in autoformazione, accumulano esperienze diversificate, vantano una preparazione non rigidamente tecnica ma anche trasversale, di matrice umanistica.
Oggi nel Mezzogiorno le Aziende crescono più del Centro-Nord per applicazioni ICT; perché troviamo la Sicilia al penultimo posto tra le Regioni del Mezzogiorno? Perché il Lazio ha prima rallentato e poi arrestato la sua corsa verso il primato nazionale?
Per la Sicilia una spiegazione potrebbe essere l'evidenza di due fattori sociali.
Il primo fattore sociale è la difficile accettazione da parte dei "padri" imprenditori a dare spazio ai figli che hanno le idee innovative. Vi è una forte resistenza, la più alta in Italia, ad accettare i processi di trasformazione nelle ICF - Imprese a Conduzione Familiare.
Non andiamo oltre, ci basta dare questo accenno.
Altro fattore sociale è la bassa propensione alla cooperazione competitiva, alle catene di fornitura, agli scambi ed alle integrazioni strategiche, alle aggregazioni per massimizzare economie di scala ed ottimizzare efficienze organizzative; poi i problemi noti del credito, delle infrastrutture care e carenti, della mancanza di flessibilità nel dare opportunità ai giovani per cimentarsi e sperimentarsi.
Causa finale è la forte influenza dei grandi investimenti da parte delle GI; in Sicilia le PMI non godono della stessa attenzione che hanno le GI nel favore delle agevolazioni, dei sostegni, degli incentivi.
Motivi sociali, motivi di politica economica, motivi storici di arretratezza logistica.
Il fatto più sconcertante è che per il siciliano è più facile fare impresa e carriera fuori dalla sua terra, come lo è stato per molti italiani del resto d'Italia nel tempo trascorso.
Per i non siciliani questo fenomeno si è arrestato, ora arrestiamolo anche per i siciliani.
Importante è sfruttare l'ICT passando anche attraverso la dimensione e la logica delle PMI per assicurarsi il radicamento nell'economia, ottenere la distribuzione dei risultati e creare una ricchezza diffusa.
La realtà etnea (detta anche Etna Valley) è una realtà di eccellenza invidiabile.
Ma attenzione, l'eccellenza non fa mercato, anzi rischia di escludere la crescita omogenea generalizzata, favorendo solo pochi in grado di competere nell'eccellenza.
Quante PMI possono competere nell'eccellenza? Nella realtà catanese in particolare ed in quella siciliana in generale?
Inoltre, la realtà catanese è accentrata su di una merceologia molto costosa da seguire; quindi le imprese satelliti saranno sempre subfornitrici, legate con estrema rigidità alla realtà trainante.
Nel Lazio (analogamente alla Sicilia) molte PMI sono prosperate all'ombra della Pubblica Amministrazione, o meglio, dei subappalti che le GI assegnatarie dei lavori ritagliavano per loro. La riduzione del mercato, associato ad un maggiore affollamento dei competitori, ha indotto la GI ad estendere il suo interesse anche agli appalti minori, togliendo lo spazio residuo lasciato a disposizione delle PMI.
Infine va anche ricordato, per capire la situazione critica delle PMI del Lazio, che il mercato è cresciuto sotto la "protezione" di GI dell'audiovisivo e delle telecomunicazioni; ora che gli investimenti e le campagne pubblicitarie si sono inaridite, non hanno più pascoli dove foraggiarsi. Tutte le GI sono ora schierate nel Lazio per dare l'assalto ai preannunciati investimenti pubblici.
Nel Lazio, come in nessun'altra area nazionale, c'è una riduzione del mercato privato particolarmente forte e, contestualmente, un affollamento di offerta eccessivamente concentrato.
La fiducia nel futuro da parte degli operatori Internet e dintorni è ai minimi storici, mentre tra le imprese manifatturiere cresce l'ottimismo e pare che siano vicine alla ripresa.