IBI 2000 - Internet Benchmarking Italia -
Relazione anno 1999

 

 

 

Questa indagine, realizzata da 16 ricercatori nel periodo compreso tra il 30 settembre ed il 30 dicembre 1999, non vuole proporsi con alcuna pretesa scientifica ma solo rappresentare un inventario pratico e diretto, scaturito dall'indagine "a tappeto" sui domini " .it" attivati presso il GARR ed ai domini ".com, .net, .org ed altri" riferiti ad aziende italiane iscritti nei motori di ricerca Altavista, Virgilio, Yahoo, Arianna, Lycos, Ecxite e simili.

Elaborazione e testi Francesco Tamburella
Coordinamento Tiziana Del Basso

Arrighi Manuela
Avallone Maria Cristina
Blandini Daniela
Cava Loredana
Fedeli Alessio
Ferranti Francesca
Garosci Emanuele
Giachino Fiorella
Giordano FrancescoPaolo
Tamburella Gabriele
Tucci Michele
Urban Maria Letizia
Valerio Raffaele
Vancheri Stefania
Vigorelli Ilaria

La seconda rilevazione sullo stato della diffusione di Internet in Italia, conclusa nel dicembre del 1999, conferma le tendenze di crescita emerse dall’indagine del dicembre 1998 e mette in evidenza il persistere di problemi e carenze.
La crescita riguarda sia il numero di utenti collegati, sia la diffusione e la distribuzione del mezzo, che si sta stratificando senza particolari ostacoli.
Internet sta senza dubbio diventato un fenomeno di massa, assumendo sempre più le caratteristiche di un mezzo "necessario".
Le carenze, soprattutto italiane, persistono nel corretto uso di Internet e nell’inadeguato sfruttamento delle sue potenzialità.
Il predominio americano si accentua, le grandi concentrazioni oligopolistiche si affermano senza freni. I piccoli Provider, che hanno lottato per diffondere la cultura del nuovo media, perdono il terreno conquistato sotto i colpi di una concorrenza senza difesa.
Le Aziende non traggono vantaggi concreti e consistenti da Internet, i profitti sono figurativi e quelli veri scorrono nelle tasche di chi offre prodotti e servizi a chi cerca di fare affari su Internet.
Gli investimenti necessari per rimanere in pista assumono dimensioni proibitive:alla lotta dell’innovazione tecnologica si è aggiunta la guerra per la conquista dei contenuti. Per tutti l’obiettivo è quello di raggiungere posizioni dominanti con portali trafficati ed offerte irresistibili.
I media tradizionali, stampa e televisione, ospitano campagne promozionali di siti realizzati da grandi gruppi economici, che mirano a monopolizzare l’accesso alla rete per superare i problemi connessi alla vendita degli spazi pubblicitari (advertising). La frammentazione dell’offerta è infatti un problema per il raggiungimento di una massa critica di utenti e per la segmentazione dei target di riferimento dei siti. I costi dei banner non sono ancora proporzionati alla resa: la pubblicità su Internet è più di immagine che di resa diretta.
La tempesta del gratuito ha rotto in fretta le regole ma, non a caso, a spese dei piccoli fornitori di accesso; l’illusione di creare i grandi numeri ha determinato l’effetto immediato di inaridire la circolazione periferica delle idee, sterilizzando le iniziative entusiastiche dei giovani che hanno creduto alla democrazia del sistema.
Tutti sognano le performance della Borsa, tutti sperano di entrare nel grande giro, la maggior parte continua a faticare e si accontenta di risultati decisamente modesti.
La conflittuale convergenza tra pc, tv e telefono non corona un vincitore; si intravede piuttosto una spartizione dello sviluppo, nel nome della democrazia tanto decantata.
Ad ognuno il suo, in attesa che un quarto ibrido, info-trattenimento, web-tv o wap-palmare, decida dove andremo.
Per ora, soprattutto in Italia, sono le società di telefonia a generare immensi profitti che, svelando il margine che nascondevano sono passate in pochi mesi dal ricevere denaro per connettere gli utenti a darlo per trattenerli.
Proprio in questo momento il traffico su filo generato da Internet sta raggiungendo quello generato dalle telefonate ordinarie. Si tratta di numeri enormi, solo impensabili qualche anno fa.
C’è il rischio che Internet aumenti il divario tra i Paesi ricchi e quelli poveri, come c’è la possibilità che sia il modo migliore per ridurlo; c’è il pericolo che un piccolo gruppo di operatori si concentri e diventi immensamente potente, controllando insieme il sistema dell’informazione, dell’informatica e del tempo libero, quindi dei consumi e delle idee; c’è però anche la speranza di vedere il singolo individuo diventare grande operatore in breve tempo, se riesce a cavalcare l'idea vincente con tenacia e fortuna.
Un po’ poco come opportunità di bilanciamento, anche perché i migliori sono subito preda dei grandi.

Esaminiamo l’evoluzione del mercato da un anno a questa parte.

Anche questa seconda indagine, come la prima, non vuole proporsi con alcuna pretesa scientifica, ma solo rappresentare un inventario pratico e diretto, scaturito dall’indagine in questione, valida fino a novembre ’99. Essa è stata condotta sui domini attivati da Aziende italiane presso il NIC italiano e l’InterNIC americano, iscritti nei motori di ricerca più diffusi; il resto dei dati proviene dal monitoraggio fornito cortesemente da tre Provider di riferimento.
La ricerca ha accertato (tabella1) in 2.147.500 il numero indicativo di connessioni operative nel mese di novembre 1999 in base al traffico effettivamente generato.
Le connessioni attivate in Italia per l’accesso ad Internet sono state calcolate empiricamente attraverso il monitoraggio di 500 siti secondo la provenienza dei visitatori. Sottolineiamo che il dato è mediamente in linea con le altre rilevazioni, più rigorose nell’enunciazione, che vanno da 2,5 a 7,5 milioni di utenti.
Partendo dai dati certi relativi alle connessioni effettivamente attivate presso tre Provider che hanno fornito i numeri di loro competenza è stato proiettato il corrispondente valore degli altri Provider, di cui si conosceva solo la percentuale emersa dal monitoraggio; conoscendo infatti a che numero corrispondesse la percentuale di traffico attribuita a ciascuno dei tre Provider campione, è stato automatico stabilire il valore corrispondente alle percentuali attribuite agli altri Provider di cui non si conosceva il numero indicativo delle connessioni effettivamente attivate.
Sono stati adottati accorgimenti correttivi e ponderazioni per armonizzare alcune devianze evidenti.
La diffusione delle connessioni gratuite ha reso possibile per un singolo utente la sottoscrizione di due o più contratti, gratuiti e/o a pagamento; abbiamo valutato che circa il 12% degli utenti ha più di una connessione, ma queste situazioni sono state escluse dal calcolo del numero indicativo di connessioni operative in base al traffico effettivamente generato, per non alterare la validità del dato.
Se si considera che ad ogni connessione effettivamente operativa corrisponde almeno un altro utente, è ragionevole ipotizzare che l’utenza internet superi effettivamente i cinque milioni di unità; resta comunque il numero indicativo di connessioni operative nel mese di novembre 1999 in base al traffico effettivamente generato, come riferimento "di base" dell’utenza.

I contratti di connessione (tabella 2) si sono concentrati su un numero minore di Provider, anche se il loro numero è aumentato. Ecco il risultato della gratuità: il prezzo della maggiore diffusione è stato pagato da chi l’ha maggiormente spinta, cioè i piccoli Provider, spiazzati dalle corazzate telefoniche che hanno calcolato come sia conveniente rinunciare al costo della connessione per favorire l’aumento di traffico. E così, dall’oggi al domani, chi aveva investito per aprire Pop, si è trovato senza utenti, anzi sbeffeggiato dagli utenti fino a quel momento serviti con tanto impegno.
Gli operatori in ambiente Internet hanno superato le tremila unità.
Si tratta ancora di più di micro imprese (dal 95% dei 1998 al 98% del 1999) che hanno mediamente meno di cinque dipendenti; se però si valuta il numero delle collaborazioni coordinate e continuative, la percentuale scende di molto; la collaborazione coordinata e continuativa, insieme alla mobilità, sono caratteristiche costanti nelle diverse unità operative. Si tratta in maggioranza di addetti che hanno trasformato un hobby-passione in lavoro o che hanno sviluppato un precedente lavoro in ambiente affine; si tratta di giovani che hanno investito i risparmi di famiglia per mettere in pratica un sogno.
Quelli che guadagnano bene sono pochi, la maggioranza tira avanti e attende il momento d’oro promesso che, per la maggioranza, non arriverà mai.
Infatti, occorrono professionalità e mezzi finanziari che non ci sono, metodi di lavoro in gruppo che in molte zone non sono ancora diffusi, esperienze dirette non facili, e preparazione trasversale. A questo si aggiunge che argomenti come venture capital, marketing, customer care, logistica, privacy, programmazione finanziaria, sono ostici anche ai geni dell’informatica, e soprattutto sono difficili le aggregazioni e le cooperazioni in un popolo di individualisti come il nostro.

Il numero dei domini registrati è considerevolmente aumentato (tabella 3), anche se continua l’uso incerto e sottomisurato dei siti aperti; la merceologia appare invece meglio distribuita (tabella 4)
Il C. E. (commercio elettronico) continua a non dare risultati soddisfacenti nonostante le condizioni di base potrebbero essere, per le Aziende italiane, strutturalmente favorevoli.

Nella precedente relazione avevamo scritto:……"Eppure è ormai certo che il popolo del C.E. è quello che non vuole perdere tempo a passeggiare tra la confusione, che odia cercare parcheggi e portare pacchi, che preferisce dedicarsi al confronto di più opportunità esposte insieme. E' un popolo di livello medio-alto, ad alta propensione di spesa, che decide in fretta, particolarmente sensibile alle emozioni ed alle scoperte; che vuole prodotti speciali, selezionati, diversi, magari unici, serviti con attenzione personalizzata e competente. Accompagnati da informazioni esaurienti ed assistiti da marchi di garanzia.
Non è questo il popolo dei cataloghi di vendita per corrispondenza, né quello che ignora l'esistenza dei corrieri veloci e puntuali.
Oggi esiste il server sicuro, il pos virtuale, la garanzia delle Generali sulla serietà dei venditori, la legge sulla privacy.
Oggi la rete tradizionale è in crisi sotto i colpi della grande distribuzione, l'offerta è più omologata e ristretta. I commessi sono automi, non conoscono il cliente, non sanno le sue esigenze né apprezzano le sue aspettative.
Tutto diventa standard, mordi e fuggi, chiavi in mano.
Ci sono modi più stimolanti dello shopping per passare il tempo libero, c'è voglia di cultura, di fitness, di spettacolo.
Diversi milioni di consumatori utilizzano le carte di credito.
Internet ha quasi due milioni di utenti.
Allora perché non decolla il C.E. che sembra fatto apposta per assecondare l'evoluzione dei consumatori. Veloce, flessibile, varia, comparabile.
Perché gli scaffali online sono troppo poveri e vuoti.
Sono poche le proposte giuste.
La professionalità e l’impegno profuso dagli operatori italiani di tutte le dimensioni per organizzare siti destinati al C.E. non trova adeguata risposta da parte delle Piccole Aziende, tanto diffidenti quanto impreparate."…..

Crediamo che la situazione non sia migliorata, anzi! Aumenta la quantità ma non la qualità, anche se la coscienza dell’impegno che occorre dedicare ad un progetto Internet per un’Azienda diventa crescente.
Confermiamo la diagnosi della precedente relazione:….."Le Aziende non hanno in larga misura capito che Internet non è solo tecnologia proposta con entusiasmo. I risultati sono direttamente proporzionali alle professionalità impiegate ed alle risorse investite. Il sito aziendale è fatto di contenuto che rende interessante la visita e conveniente l’acquisto.
Nulla di diverso dal negozio o dallo show-room: estetica, ordine, accoglienza, servizi, efficienza; oltre prezzo, qualità ed originalità dei prodotti. Perché un sito web non dovrebbe possedere queste caratteristiche per competere a livello globale?
L’Azienda deve quindi attivare un negozio online con la stessa attenzione di uno per strada, mettendo l’organizzazione interna nelle condizioni di recepire ed interagire con quella online.
Destinando risorse proprie e preparate.
Ci vuole una logica diversa, con i prodotti arricchiti di idee al posto della confezione accattivante, illuminato da informazioni piuttosto che dalle luci di una vetrina, con serietà al posto della gentilezza formale, con puntualità al posto del calore umano, con personalità al posto della localizzazione felice.
Non guardiamo troppo all'America dove il C.E. parte da un fatturato di 150.000 miliardi di vendite per corrispondenza, da pochi negozi per lo più dozzinali, da una indole più fiduciosa e rispettosa delle regole civili.
Anche in America il C.E. non è una favola.
Internet porta aria nuova in azienda se gli si dà il giusto spazio, il dovuto rispetto e la massima fiducia.
Porta efficienza e riduce i costi, se lo si usa correttamente.
Una grande opportunità per trovare nuovi clienti ed un poderoso recinto per proteggere quelli acquisiti.
Il dogma del marketing moderno è "customer care one to one".
Cosa meglio di Internet interpreta questo imperativo categorico."….Continua anche la supremazia americana non solo per la tecnologia. Per registrare un dominio .it occorrono carte, fax e raccomandate, tempi lunghi complicati da database farraginosi; verso la fine del 1999 il Garr, Ente preposto alla registrazione in Italia, ha liberalizzato la possibilità di registrare più domini da parte di una singola Impresa, aprendo anche ai privati la possibilità di registrare un proprio dominio: ottima svolta.
Purtroppo la notevole richiesta di registrazioni ha ulteriormente allungato i tempi. La registrazione presso InterNic americana impiega un paio di giorni, avviene tutta per posta elettronica ed è straordinariamente funzionale. Per questo ci risulta che i domini registrati negli Usa siano proporzionalmente aumentati rispetto a quelli registrati in Italia, (Tabella 5), anche se da noi costa meno.

Il detto "il tempo è denaro" vale più che mai su internet.
L’analisi della distribuzione territoriale (tabella 6) evidenzia un maggiore equilibrio, con un rallentamento della crescita nelle aree più forti ed un avanzamento di quelle meno sviluppate.
La valutazione dell’indice di qualità dei siti (tabella 7), delle strategie pubblicitarie adottate (tabella 8), delle traduzioni in una o più lingue (tabella 9), dei servizi offerti dai siti che si propongono di commerciare (tabella 10) dimostrano che le misure professionali evolute ancora ritardano.

Soprattutto l’analisi delle informazioni contenute nei siti per migliorare il rapporto con il consumatore (tabella 11) dimostra che proprio nei servizi avanzati ed in quelli specifici, siamo particolarmente carenti. Ancora una prova che le competenze trasversali di tecnologia, marketing, contenuti e logistica, mancano nella stragrande maggioranza dei casi.
La logistica è il vero anello mancante alle potenzialità di sviluppo del nostro C. E.; abbiamo prodotti appetibilissimi da vendere, stiamo imparando a venderli, curando con attenzione il cliente, rispettando i suoi diritti, personalizzando le sue esigenze, riconoscendo le sue aspettative; non abbiamo ancora organizzato le consegne con la dovuta puntualità, velocità ed economicità.
Poiché in Italia non mancano le imprese di logistica, significa che occorre sensibilizzarle meglio.

Sviluppare la diffusione di Internet in generale e del C.E. in particolare, significa:

Ricordiamo che gli occupati in Italia sono per il 50% nelle Aziende che non superano i 10 dipendenti e che queste costituiscono il 95% di tutte le Aziende attive, cioè poco più di 3.500.000.
Neanche 3.000 Aziende superano i 250 dipendenti, e la media nazionale non arriva a 4 dipendenti per Azienda.
Continua la tendenza generale verso la miniaturizziazione; il sistema produttivo è sempre più polverizzato.
Lo scenario del 2000 vede, oltre le cosiddette corazzate telefoniche, anche i grandi gruppi editoriali scesi nell’arena con mezzi stratosferici.
Agli utenti il grande rischio di naufragare nel vortice delle informazioni, di essere disorientati con tensione esponenziale e di trovarsi di nuovo attratti dai soliti incantesimi dei grandi spettacoli; ma anche una straordinaria potenzialità di liberarsi dalle intrusioni della pubblicità radiotelevisiva e dalle informazioni imposte da selezioni redazionali.

Il gioco è tutto qui.
Riusciranno i soliti noti delle grandi strutture specializzate nell’arte sopraffina del marketing e della comunicazione a tenere a bada le ingenue speranze degli utenti di navigare liberi?
Saranno sicuri gli utenti di trovare cose nuove e spontanee e di comunicare in diretta con chi vogliono nel famoso villaggio globale? Riuscirà il piccolo computer a rendere grande il piccolo utente che si nasconde nel singolo individuo? Oppure è solo l’alba di una nuova era in cui la classe dirigente che conta sarà solo quella capace di interagire, utilizzando da padroni le tecnologie più complicate?

Staremo a vedere.
Per ora auguriamoci una maggiore diffusione dei computer in ogni angolo sociale, insieme ad una consapevolezza che i veri valori della vita rimangono la natura e l’umanesimo; difendiamo internet e tutto quello che verrà, senza dimenticare noi stessi e tutto quello che siamo stati.