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Ho letto sui giornali che in un convegno tenutosi qui credo 2 giorni fa si sono stimati in circa 130 mila gli occupati nel settore dell'informatica, delle telecomunicazioni e dei media in città.
Se così fosse, e non ho dubbi in proposito, tra il 10 e il 15% degli occupati dipendenti e indipendenti romani sarebbe impegnato in questi settori.
Una realtà di assoluto rilievo nazionale e internazionale.
Come deputato europeo avevo pieno sentore di ciò per il numero di aziende romane che chiedeva di accedere ai programmi dell'Unione Europea.
Una realtà viva e in crescita.
Una realtà che deve crescere.
Roma ha pressoché tutte le caratteristiche in grado di garantire una decisa crescita:
1. in primo luogo, vanta la presenza di pressoché tutte le società di telecomunicazioni che operano in Italia, che direttamente e a ricaduta garantiscono un mercato per applicazioni software, hardware e gestione servizi di elevato livello. L'introduzione dello UMTS (Unione Mobile Televisiva Satellitare)non potrà che far lievitare questa situazione In verità, tra le grandi società, mancano all'appello credo solo Infostrada e ….stranamente Atlanet, la società partecipata dall'Acea che mi dicono, mi auguro si sbaglino, ha gran parte del centro operativo a Torino. Se così fosse, sarebbe davvero un anacronismo;
2. in secondo luogo, la presenza di Rai e, nonostante la sua matrice milanese, di Mediaset, degli stabilimenti di Cinecittà, con tutto il mondo gravitante attorno di produzioni e post produzioni di audiovisivo, rappresenta una fabbrica di contenuti di raro valore internazionale. Inoltre, il passaggio al digitale, costituisce un serbatoio di sviluppi software e hardware potenzialmente infiniti;
3. in terzo luogo, la pubblica amministrazione. Da tempo essa deve smettere i panni polverosi e sonnacchiosi che rappresentano il suo immaginario e trasformarsi in un soggetto erogatore di servizi con le nuove tecnologie digitali.
Lo sviluppo della grande rete, di Internet, è poi il fattore di innovazione che sublima i fattori di sviluppo sopra elencati.
E voi che mi state così gentilmente ascoltando siete i protagonisti di questo rivolgimento economico, organizzativo e di mercato.
Roma deve essere protagonista non passiva di tutto ciò.
Mi rendo conto che questi fattori di potenziale successo corrono appaiati con quelli di potenziale crisi:
la povertà del mercato dei capitali,
le rigidità del credito,
l'assenza di una cablatura sufficiente,
lo skill shortage, cioè la carenza di qualificazioni professionali adeguate;
l'inadeguatezza della domanda pubblica, che è stimolo per le imprese, migliori servizi per il cittadino e migliori condizioni di lavoro per chi eroga il servizio;
i ritardi della cosiddetta old economy ad introdurre le innovazioni tecnologiche.
Ciò è tanto più grave , quando tutto ciò colpisce le piccole e medie imprese, la loro capacità di produrre, di essere pagate dai clienti specie pubblici non in tempi biblici, di avere le infrastrutture necessarie.
La mia amministrazione, se voi in sala e la maggioranza dei cittadini romani lo vorrà, avrà, rispetto a questi temi, una attenzione particolare.
Un'attenzione non elettorale o legata a questa occasione di incontro, ma nata dalla frequentazione attiva del Parlamento europeo dove questi argomenti hanno trovato accoglienza e importanza ben prima che in Italia.
Che fare? Come operare? Non pretendo di avere la bacchetta magica, o che un Sindaco in quanto tale possa averla. Ma alcuni punti ci tengo a sottoporli alla vostra attenzione e alla vostra esperienza.
Innanzi tutto voglio iniziare da un arricchimento per così dire istituzionale. Vi prego di non considerarlo di facciata. Per me, perlomeno, non è così.
Ritengo davvero decisivo che ad occuparsi di cablatura, di antenne dei telefonini, di investimenti in e-government della Amministrazione, della facilitazione del trasferimento di nuove tecnologie alla old economy, e in genere di tutto ciò che riguarda i settori della new economy, sia la stessa persona. La mia Giunta avrà un'Assessorato specificatamente dedicato alla new economy e strettamente interconnesso con le attività di marketing e comunicazione. In particolare si dovrà agire su quattro principali aree di competenza:
1) Organizzazione e sviluppo del servizio ai cittadini con la semplificazione e la concentrazione dei rapporti esterni attraverso uffici distribuiti capillarmente sul territorio e coordinati da un "Contact Center" (Centro di contatto interrelazionato con il pubblico); insomma un Customer Relationship Management per dirla nel linguaggio degli addetti ai lavori;
2) Coordinamento e definizione strategica delle diverse iniziative di marketing territoriale, comprese le iniziative culturali e ricreative;
3) Coordinamento e definizione strategica di partnership, gemellaggi temporanei, sponsorizzazioni, patrocinii e sovvenzioni oggi rilasciate a pioggia e senza pianificazione organica delle priorità;
4) Tutela del marchio "Roma".
Per quanto concerne invece le attività relative al supporto reale della New-Economy ritengo opportuno ribadire che sulla cablatura non avremo remore. La città deve vivere su un fascio di reti che la connettano a trasporti, servizi, informazioni, prodotti multimediali, e quant'altro. Le società del settore sappiano fin d'ora di avere un interlocutore attento alle loro richieste, un interlocutore importante visto che è proprietario del sottosuolo e di parte significativa delle canalizzazioni che lo attraversano.
I trentamila dipendenti comunali dovranno divenire operatori di servizi e informazioni on line. Oggi si contano più di 200 siti che vivacchiano con costi in tutto o in parte sostenuti dall'amministrazione comunale senza ordine e manutenzione. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che le enormi potenzialità di Internet non sono sfruttate in quanto l'enorme informazione non attendibile, non aggiornata e disorganica, è in buona parte un patrimonio inutilizzabile per il Comune. Ad esempio più che un "Portale" sarebbe utile un "Ring" di iniziative private, selezionate e controllate, capaci di dare servizi concreti agli utenti della città nelle loro più distinte articolazioni funzionali: lavoratori, turisti, viaggiatori d'affari, studenti, etc.
Un altro punto che ritengo di forza e sottopongo alla Vostra valutazione è la possibilità di costruire un circolo virtuoso con Regione e Governo nazionale, che coinvolga l'agenzia di sviluppo regionale, la Filas e il Polo Tecnologico. Credo non sfugga a nessuno l'importanza che Roma non sia un'isola ma partecipi da protagonista alle politiche Regionali e Nazionali e, assieme, a quelle Europee.
Ma tutto questo non avrebbe valore se non fosse inverato nella intraprendenza imprenditoriale, nella capacità di inventare e assemblare risorse, nella capacità di cercare mercati.
Tutte caratteristiche, queste, tipiche e specifiche della piccola e media impresa italiana anche della new economy.
Senza questi requisiti, senza la capacità di innovazione e di esplorazione delle nicchie di mercato, anche la grande impresa, perderebbe una parte del suo valore aggiunto.
Voi sapete bene che in me e nella mia parte politica potete trovare interlocutori ed estimatori impossibili da rintracciare nei nostri avversari.
La serie di considerazioni fin qui esposte, credo dimostri con quanta attenzione e con quale interesse seguiamo questo processo evolutivo che sta caratterizzando in modo imprevedibile lo sviluppo socio-economico della nostra generazione. Però pur se coscienti di un simile grande interesse dobbiamo con la necessaria umiltà ammettere che in questi ultimi 3 anni abbiamo sentito parlare di "E-Commerce", "Market-Place", "New-Economy", "Call-Center", etc, abbiamo cioè vissuto in un continuo e sistematico bombardamento di informazioni su un processo che si è concretizzato solo in una parte infinitesimale nel nostro paese ed in particolare nella nostra città.
Dobbiamo essere coscienti che, quando nel prossimo triennio diventerà concreto l'articolato sistema della New-Economy, capiremo che si tratta davvero di una rivoluzione comparabile con quelle più avanzate dell'ultimo secolo. Stiamo tentando, analizzando in modo capillare quello che è accaduto nell' area newyorkese, in quella di Philadelphia, di Boston, di Los Angeles,di Londra, di Monaco e di Barcellona, di capire come le attività legate all'E-Commerce, al Market-Place, alla rete di call center, abbiano cambiato in modo sostanziale le abitudini, i processi relazionali, le strutture e le logiche economiche di queste città. Abbiamo scoperto che queste innovazioni tecnologiche, cioè questo nuovo prodotto di sistemi software ed hardware, in modo epidemico diventa elemento essenziale per dare efficienza e funzionalità a quelle realtà territoriali in cui sono presenti le seguenti caratteristiche:
Dimensione demografica superiore al milione di unità.
Rilevante interazione tra l'ambito urbano ed i sistemi esterni ad esso.
Forte afflusso, per motivi di lavoro, turistici, culturali, amministrativi, etc, di soggetti non residenti.
Forte presenza di attività legate al mondo universitario e della ricerca.
Singolarità nei processi di attrazione sia per ricchezza storico-culturale sia per dominanza amministrativo-istituzionale.
La città di Roma possiede in modo globale tali specificità e, pur senza voler addossare in modo polemico altre responsabilità, sembra davvero strano che fino ad oggi non abbia preso corpo questa coscienza e che non ci sia stata tensione ed attenzione verso la costruzione di questa offerta densa d'innovazione strutturale e di futuro. E' utile, anche per evidenziare l'insufficienza della passata amministrazione circa il mancato sostegno ai processi innovativi, portare alcuni esempi che indicano l'enorme lavoro che resta da fare:
260 mila studenti, 8 sedi universitarie, un enorme numero di dottorati di ricerca e di corsi di specializzazione, circa 100 mila studenti nel comparto ingegneristico ed economico sono tutte potenzialità straordinarie che nella nostra realtà urbana restano solo potenzialità, poiché non approfittando dei sistemi offerti dalla New-Economy non generano nessun valore aggiunto diventando anzi, in modo paradossale, voci di costo;
Roma ospita Cinecittà, fulcro storico del cinema mondiale ed oggi anche della televisione (oltre l'80% degli investimenti di cinema e tv del paese, la forza lavoro dell'industria audiovisiva per oltre il 65% opera a Roma). Rai, Mediaset, TeleMontecarlo. Stream e Tele+ ( i più importanti soggetti televisivi nazionali) hanno tutti a Roma gran parte delle loro più rilevanti attività gestionali, produttive e di servizio. Ebbene questa imponente offerta di servizi audiovisivi non riesce ad interfacciarsi con la domanda sempre più diversificata effettuata da una serie di imprese presenti nella capitale e di assoluto rilievo: basti pensare alla Telecom, alle Ferrovie dello Stato, all'Enel, alla Acea, etc.
Un'offerta alberghiera, un sistema diffuso legato alla ristorazione, un complesso sistema di Tour Operator non cosciente delle interazioni che Roma ha con città lontane fino a pochi anni fa dalla capitale ed oggi raggiungibili in un arco temporale breve, quali Firenze e Napoli; una realtà quella di Roma che secondo l'Unesco contiene oltre il 60% del patrimonio archeologico mondiale, una realtà che insieme a Napoli e Firenze offre al mondo il più ricco e più raro palcoscenico storico-culturale del mondo. Ebbene questa miriade di occasioni può essere data al mondo utilizzando ciò che prima abbiamo chiamato una delle più grandi rivoluzioni dell'ultimo secolo.
Oltre 5 milioni e mezzo di spostamenti al giorno, oltre 1000 e 300 miliardi di lire di costi legati alla congestione della città, oltre 2 milioni di vetture circolanti, un'offerta di trasporto pubblico capace soltanto di rispondere ad una domanda non superiore al 22%, sono pochi indicatori di ciò che ormai costituisce la criticità primaria della capitale, una criticità sempre più vicina a livelli di irreversibilità. Sino ad ora poco è stato fatto per costruire, come in capitali quali Berlino, Monaco, Madrid, una griglia sensoriale dell'intera rete dei trasporti della città; una griglia sensoriale che interagisca con la rete dell'informazione in tempo reale.
Un articolato sistema ospedaliero distribuito nel territorio secondo logiche discutibili ed ultimamente rivisitato per impostare una possibile organicità nell'offerta dei servizi e nelle funzioni; un sistema ospedaliero che risponde non solo alle esigenze dei cittadini romani ma a quelle di un'area più vasta che aggrega forti richieste dal mezzogiorno del Paese. Questa realtà rincorre ancora oggi sistemi informativi che in altri paesi ed in altre realtà urbane, quali quelle già mensionate, hanno trovato nei sistemi audiovisivi e nelle logiche correlate ad Internet la soluzione alle proprie esigenze funzionali.
Con questo tipo di approccio intendo caratterizzare chi sarà preposto, all'interno della nuova Amministrazione, alla gestione di questa determinante area innovativa. L'esame di queste criticità, l'attenzione a ciò che è stato fatto e a quanto ancora rimane da fare, il continuo confronto con le esperienze mondiali, diventano quindi i riferimenti essenziali del mio programma e sono elementi che in modo trasversale coinvolgono quasi tutte le tematiche del programma stesso, dal tema della solidarietà a quello delle periferie, dal tema della mobilità a quello dell'ambiente, dal tema legato ai processi produttivi a quello della sicurezza. Questo complesso lavoro necessariamente dovrà trovare nel distretto dell'audiovisivo e dell'ICT (information-comunication-technology) l'interlocutore operativo in grado di dare concretezza a simili strategie; in particolare il Comune dovrà rafforzare il proprio ruolo di committente e promotore delle attività, anziché enfatizzare la sua qualità di socio. In realtà questo è senza dubbio uno dei comuni denominatori, forse il più importante, del mio progetto per Roma, della mia sfida di costruire insieme una grande capitale europea.
On.le Antonio TAJANI
www.tajani.it
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